Elmet

“E non sapeva immaginare in che modo io e Cathy avremmo potuto vivere la nostra vita senza di lui. Non eravamo forti come lui, perciò come avremmo fatto a opporci al mondo come faceva lui? Papà aveva visto la violenza, e continuava a vederla, e non riusciva a capire come fosse possibile per una persona difendersi o crearsi un posto nel mondo se non grazie ai soli muscoli e a mani nude”.

Elmet esce oggi nelle librerie italiane, edito da Fazi Editore e tradotto da Silvia Castoldi. Per farvi capire fin da subito di cosa stiamo parlando, vi dico che il romanzo d’esordio di Fiona Mozley è stato tra i finalisti del Man Booker Prize, uno dei riconoscimenti letterari più importanti e prestigiosi della cara vecchia Inghilterra.

Fiona Mozley –una storica con un Phd in “the concept of decay in the later Middle Ages”, e già solo per questo per lei ho un occhio di riguardo- regala ai lettori una storia drammatica, dura, violenta e bellissima.

fiona

LA TRAMA

Daniel a Cathy sono fratelli (entrambi adolescenti, lei la più grande), vivono nella casa costruita pezzo per pezzo da Papà, immersi in un bosco di frassini nei pressi della ferrovia a Elmet (Yorkshire). Questo è l’intero universo dei due ragazzi; conoscono gli alberi e intagliano il legno, cacciano gli animali quando hanno bisogno di mangiare, fumano quando ne hanno voglia, bevono quando ne hanno voglia. Il mondo esterno e le persone che lo abitano sono nascosti dalle fronde dei rami, o conosciuti e sperimentati attraverso i racconti duri e violenti di Papà. Attraverso di lui Daniel a Cathy imparano che la vita è fatta di scontri, di lotta, di morte e di rabbia. Il padre John, quell’uomo gigante e muscoloso che il resto della gente teme per la violenza dei suoi colpi, custodisce i due figli come un tesoro fragile.

La quotidianità essenziale della famiglia Oliver viene scossa dall’ingresso nella loro vita di Mr. Price, colui che ad Elmet possiede tutto – campi, uomini, risorse- e che decide di volere anche Daniel, Cathy, il Papà e l’amatissima casa che sorge, per una serie di circostanze, nel suo territorio. John cercherà allora di difendere con ogni mezzo la sua vita e quella dei figli, dando avvio ad una drammatica –direi tragica- catena di azioni che si risolveranno in uno di quei finali che vale davvero la pena di scoprire.

Daniel è la voce narrante della storia, colui che –a posteriori, sembra- prende tra le mani i cocci di una mente distrutta per tentare di ricostruire la vita, il passato, i pensieri e dare un senso alla sua vita nella casa tra i frassini e a tutto ciò che è successo.

bosco di frassini

Due sono i motivi per cui vi consiglio di leggere Elmet:

DAI CAZALET AGLI OLIVER

Le grandi saghe familiari novecentesche ultimamente si sprecano: prima il trionfo editoriale dei Cazalet, poi la famiglia Aubrey (entrambi pubblicati per Fazi Editore), poi ancora I Melrose (con una ri-pubblicazione recente da parte di Neri Pozza in occasione del telefilm con Benedict Cumberbatch –da vedere-)…

Ebbene, Elmet è un’occasione diversa –non nuova, ma sicuramente non si vedeva da un po’- per leggere una “storia di famiglia”. La vicenda struggente, la scrittura essenziale ma potente di Fiona Mozley, un ambientazione fatta di pochi elementi –il bosco, la casa, e un generico “esterno”- ma tutti densissimi di significato: un po’ tutto insomma di questo romanzo mi ha fatto pensare tanto alle atmosfere delle saghe nordiche, a quelle storie di coraggio e forza e energia che esplodono fra le pagine di alcune delle narrazioni della Laxdaela Saga o in quelle di Ragnarr.

CONTRO L’INGIUSTIZIA DI CLASSE, LA VIOLENZA

Elmet quindi è la storia di una famiglia ma è soprattutto il racconto di un mondo. Una realtà nella quale i poveri e i disperati della società non hanno voce, o non ne hanno mai abbastanza. Quella di John e di tutti coloro che vivono entro i territori di Mr. Price è una quotidianità di prevaricazione e frustrazione che nel lungo termine, “da secoli” è stata accettata come l’unica possibile. Le lotte operaie che vengono ricordate da uno dei personaggi all’interno del romanzo sembrano appartenere non soltanto ad una vita precedente, ma ad un mondo che si stenta a pensare sia mai esistito. Perché gli abitanti di Elmet non sono operai, bensì contadini: donne e uomini che vivono in un mondo feudale –emerge in maniera evidente la formazione storica dell’autrice- all’interno del quale si sono rabbiosamente rassegnati a non aspettarsi nulla di positivo dalla vita.

“È la terra. Solo la terra. Pago per vivere in una terra che un tempo era nostra, di tutti noi. E mi spacco la schiena per guadagnare abbastanza soldi per pagare per quella terra che un tempo era nostra, di tutti noi. E non riesco più a trovare neanche uno straccio di motivo per questo, proprio nessuno”.

La comunicazione tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri, se e quando c’è, avviene attraverso la violenza; questo è l’unico modo veramente efficace per farsi ascoltare, notare: la brutalità è trasversale. È questa la voce che permette a Papà di far sì che gli altri –ricchi e poveri- lo ascoltino, lo riconoscano come un leader da rispettare e temere allo stesso tempo.

Elmet è un libro che consiglio di leggere. C’è un’energia che scorre tra le pagine, una potenza nelle parole e nelle immagini create da Mozley che non dimenticherete.

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO (4)

 

 

 

 

 

 

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