Il fiume della colpa

Corre l’anno 1886 quando The guilty river, short novel dell’ormai celebre scrittore Wilkie Collins, viene pubblicata per la prima volta in occasione dell’ Arrowsmith Christmas Annual.

Fazi Editore pubblica la traduzione italiana dell’opera nel 2002, mentre la nuova edizione è del 12 luglio, tradotta da Patrizia Parnisari e rinnovata come le precedenti con le bellissime copertine dipinte che la casa editrice ha reso il suo tratto distintivo.

Il fiume della colpa inizia con un giovane uomo, Mr. Roylake, che si perde tra ricordi d’infanzia e tentativi di acchiappare insetti nel piccolo bosco di sua nuova proprietà. Il padre infatti è morto, ed ha lasciato in eredità al figlio la sua dimora e tutte le grandi proprietà terriere annesse; dopo una vita all’estero, è dunque il momento per il giovane Gerard di prendere il controllo della situazione, rientrare a far parte della buona società inglese e trovare magari una brava fanciulla da matrimonio – questo almeno è ciò che spera la vedova di Mr. Roylake senior e matrigna di Gerard, che puntualmente cerca di accoppiarlo con giovani signore in età da marito-.

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La vita tranquilla del giovane proprietario viene interrotta bruscamente dalla conoscenza di un uomo che tutti chiamano “l’Inquilino“. Sordo e misantropo, l’uomo misterioso entra nella vita di Gerard nel peggiore dei modi: come rivale in amore. Cristel Toller è una fanciulla dal carattere forte e dai modi diretti che ha conquistato il cuore dell’inquilino misterioso a tal punto da renderlo possessivo, ostile, diffidente nei confronti di chiunque si rivolga alla giovane. Ma l’opinione che Cristel si è fatta nei riguardi dell’Inquilino corrisponde effettivamente a verità? La possessività, la crudeltà e il carattere estremamente minaccioso del Sordo sono reali, o Mr. Roylake è l’unico ad aver compreso la reale, buona natura dell’ uomo?

Lo scoprirete solo leggendo.

Ma la domanda a questo punto è: perché leggere Il fiume della colpa? 

come descrive collins, nessuno.

Ciò che più amo quando leggo l’adorato Wilkie -oltre all’ironia che fa da protagonista a molte delle sue storie-, sono i personaggi. Lo scrittore ha un talento particolare nel descrivere e caratterizzare i suoi uomini e le sue donne; questa qualità non manca nel romanzo che tuttavia, per una serie di motivi che saranno spiegati più avanti, non occuperà il podio delle migliori storie scritte dall’autore.

Pochi personaggi dunque, tutti ben caratterizzati. Gerard Roylake è il protagonista, le orecchie e gli occhi offerti al lettore per esplorare la vicenda contorta di questo romanzo. A Collins bastano qualche parola e pochi dialoghi per dargli vita: giovane, benestante, è inglese ma ha studiato all’estero, il che lo rende insofferente alle convenzioni così british di cui la sua matrigna invece è la fiera portabandiera. Avventuroso e spensierato, è proprio nel corso di una delle sue peregrinazioni boschive che conoscerà Cristel Toller, la bellissima diciottenne che abita con il padre presso il Mulino -all’interno delle proprietà di Roylake-.

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I personaggi femminili che Collins costruisce sono sempre molto forti, e la giovane Cristel non fa eccezione: è testarda, diretta, intelligente e passionale. Sa ciò che vuole e sa anche molto bene ciò che non vuole, e le attenzioni dell’Inquilino sono una di queste.

Il terzo grande protagonista della novel è infatti l’Inquilino, noto anche come Il Bastardo, il Sordo ecc.. il personaggio meglio costruito de Il fiume della colpa; mentre infatti i primi due, anche se efficaci rimangono comunque un po’ troppo stereotipati -soprattutto se si considerano gli standard dei romanzi di Collins-, l’inquilino misterioso del Mulino ha quel qualcosa in più che lo fa brillare rispetto agli altri: lo scrittore dimostra qui una grandissima sensibilità nel descrivere le emozioni, il tormento interiore, il doloroso percorso di consapevolezza e solitudine che il Sordo, a causa della sua condizione, ha dovuto affrontare nella sua vita.

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Ma..c’è un ma.

Il fiume della colpa non è il romanzo straordinario che mi sarei aspettata di leggere; bisogna dire che Wilkie Collins con i suoi lavori ha raggiunto dei livelli molto alti per stile, vicenda narrata, caratterizzazione e approfondimento dei personaggi. Tutte queste qualità effettivamente ci sono all’interno del romanzo, ma non con la solita verve, e in effetti il Wilkie sembra in quest’opera un po’ sottotono.

Sarà la brevità entro la quale è costretto dal mezzo per la pubblicazione (l’annuario), ma in alcuni punti le scene sembrano accavallarsi frettolosamente una accanto all’altra nel tentativo di spiegare più cose possibili nel minor tempo possibile (com’è arrivato “l’Inquilino” presso il Mulino? E Mr Roylake? che tipo di rapporto c’è tra Cristel e i due giovani?).

In definitiva, leggete questo libro se:

∼ siete in cerca di una lettura leggera ma non superficiale

∼ amate Wilkie Collins e i mondi che riesce a creare (e poi ne va della vostra coerenza di collezionisti)

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