Il Sognatore

Il fantasy in italia ha una lunga tradizione di disprezzo. Disprezzo nei confronti di chi lo legge e ancor di più nei confronti di chi lo scrive, giudicato spesso e volentieri “di serie B”. Scrittori rimasti bambini che scrivono per ragazzi. Ad eccezione ovviamente delle divinità intoccabili (Tolkien, Lewis, Martin ecc..)

In un contesto nel quale chi scrive fantasy “puro” non avrà molte possibilità di pubblicazione- le case editrici, quando decidono di scommettere sul fantasy, lo fanno muovendosi su un terreno più sicuro; puntano cioè sul Young-Adult, il “nuovo genere fantastico” fatto di amore (spesso proibito), di trasformazione e consapevolezza, raccontati in una chiave nuova, più vicina se vogliamo alla realtà e che si è quindi progressivamente spogliata degli elementi che distanziavano troppo le vite dei personaggi dalle vite dei lettori -draghi, folletti, elfi, fate, troll e chi più ne ha più ne metta-.

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Le storie vissute dai protagonisti di questo genere ruotano attorno ad un nucleo che rimane sempre uguale a se stesso e che proprio per questo rimane vicino ai giovani lettori: ogni storia young adult è la storia di un adolescenza che viene vissuta e scoperta, amata e odiata e attraversata non senza difficoltà, dolore, sconcerto. E allora consola essere accompagnati nel viaggio da qualcuno che sta vivendo gli stessi tuoi identici problemi, i tuoi amori non corrisposti, le certezze dell’infanzia che vengono distrutte dall’ingresso nell’età adulta (solo con qualche abilità e poteri sovrannaturali in più).

Tutto questo pippone per arrivare a parlare del nuovo libro pubblicato da LainYA, una collana di Fazi Editore che si occupa esclusivamente, come dice il nome stesso, di young adult. Tanto per fare un esempio, è LainYA che in Italia ha pubblicato la quadrilogia di Twilight, ormai diversi anni fa, serie di libri che mi ha fatto innamorare perdutamente del cattivo ragazzo -insieme nello stesso periodo a Step di Tre metri sopra il cielo,  Fitzwilliam Darcy di Orgoglio e Pregiudizio, il grande Cam di Fallen e il tragico Heathcliff, di Cime Tempestose.

laini-taylor-interview.jpgIl libro in questione è Il Sognatore, di Laini Taylor (americana, ’71, Fazi ha pubblicato anche gli altri suoi precedenti lavori). È uno dei rari casi in cui ringrazio il passaparola su instagram che ha catturato la mia attenzione su questo romanzo, ha fatto crescere la curiosità e infine spinta a dagli una possibilità. Perché non lo nego, io stessa sono estremamente critica quando si parla di fantasy, essendo stato uno dei miei primi amori; scarto di solito questo genere quasi a voler proteggere con amore il piedistallo che si è guadagnato durante l’adolescenza, per paura di vederlo crollare.

Così non è successo.

Lazlo Strange è un orfano che la vita sbatte prima in un’abbazia troppo rigida e opprimente, poi in una biblioteca che lo inizia all’amore per i libri, lo nutre di storie e lo accompagna in una solitaria adolescenza fatta di un unico, grande sogno: scoprire quante più informazioni possibili su Pianto, la Città Invisibile e misteriosa il cui nome è scomparso dalle labbra di chi lo ricordava all’improvviso, lasciando un magico vuoto. L’opportunità di inseguire il suo sogno gli viene data dall’arrivo di Eril-Fane, il Massacratore di Dei, che arriva nella sua biblioteca offrendogli la possibilità di vivere la sua più grande avventura e finalmente scoprire i segreti di Pianto, la città dimenticata.

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Senza volersi addentrare nella trama del romanzo, ci sono due grandi aspetti che mi hanno convinta e che mi portano a consigliarvi la lettura de Il Sognatore:

quanto è facile odiare?

La risposta è: tanto. Odiare è una strada facile da percorrere, è un sentimento totalizzante che non lascia spazio a nulla, crea un luogo sicuro nel quale rifugiarsi e al quale fare affidamento in qualsiasi momento, anche e soprattutto quando in agguato c’è il rischio di comprendere ed essere testimoni del disfacimento delle proprie sicurezze, della propria stabilità, della certezza rabbiosa sulla quale è stato costruito il mondo intero.

L’odio ha messo radici nelle donne e negli uomini di Pianto, un odio nato in seno alle ingiustizie subite, alla consapevolezza di essere impotenti davanti al potere degli Dei, alla loro assoluta crudeltà, ai capricci. Gli dèi di Pianto non hanno tracce di umanità, i loro poteri sembrano esistere con il solo scopo di fare piacere a se stessi e male agli altri. Questo sentimento dunque invade i cuori di tutti gli abitanti della città, anche quelli buoni, come dice Sarai.

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Ed è fatta di odio e vendetta anche la prigione nella quale Minya si è chiusa dopo la strage compiuta dal Eril-Fane, il Massacro degli Dei del quale lei è stata l’unica testimone consapevole all’interno del piccolo gruppo sopravvissuto. Minya rifiuta -a differenza di altri personaggi a lei vicini- di chiedersi per quale motivo Eril-Fane e in generale tutta la popolazione di Pianto si siano spinti fino al punto di uccidere i Mesarthin presenti nella Fortezza; sarebbe troppo difficile da affrontare.

Sarai è uno dei personaggi secondo me meglio riusciti del libro, più di Lazlo, il protagonista. La ragazza, per motivi che non svelerò, è dolorosamente diventata consapevole del dolore di tutti; quello dei Mesarthin rimasti, che hanno subito la strage di Eril-Fane (e Minya non smette mai, mai di ricordarlo con le parole e con il suo stesso essere un entità che vive consumandosi nella rabbia); quello degli uomini e soprattutto delle donne di Pianto, che hanno subìto nel peggiore dei modi possibili i desideri ed il potere di queste terribili divinità senza poter reagire, non fino ad Eril-Fane. Lui è diventato l’eroe della città ma ha distrutto sé stesso, la sua vita, il suo amore.

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le parole giuste

Chi scrive fantasy crea mondi. E questo già di per sé è bellissimo, perché significa far correre l’immaginazione a briglia sciolta nella mente, lasciare che si formino città, villaggi, spesso mondi interi che obbediscono all’unica logica creata dall’autore.

Questi universi alternativi sono splendidi nella mente dell’autore, ma ci vuole una grande penna per rendere partecipe chi legge di questa bellezza. Saper scegliere (e tradurre, non dimentichiamolo) le parole giuste per raccontare un mondo solo immaginato è un’abilità che ho ritrovato nel Sognatore. Il modo in cui vengono descritti gli angolini della città di Pianto e le stanze della Fortezza, le creature magiche che popolano la realtà di Lazlo Strange, il paesaggio agghiacciante e ipnotico della Cuspide.

Il Sognatore è in definitiva un gran bel libro fantasy, come non ne leggevo da tempo. Aspetto con curiosità il seguito, previsto per il 2019.

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