Eleanor Oliphant sta benissimo

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Quando si parla di un libro nei termini di “caso letterario”, “esordio dell’anno”, “il libro che rimarrà negli annali della letteratura”, e soprattutto quando è corredato da strillo – vale a dire la striscetta solitamente gialla che segnala con dichiarazioni sensazionali ciò che altri hanno detto del libro…storcere il naso è d’obbligo.

In questo caso particolare invece tutte le definizioni di cui sopra sono vere.

Eleanor Oliphant sta benissimo è una storia di bellezza rara. Si tratta dell’esordio letterario di Gail Honeyman, il primo romanzo scritto negli intervalli di tempo tra il lavoro ed il resto della vita, un sogno che ha resistito al tempo e che finalmente si è concretizzato con la pubblicazione e il successo internazionale (meritatissimo). In Italia è uscito a Maggio 2018 presso Garzanti e tradotto da Stefano Beretta.

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Quella raccontata da Honeyman è una storia di una persona che, con lentezza e difficoltà, riesce a risalire il baratro nel quale si è consapevolmente buttata e ricomincia a vivere, letteralmente. Non lo fa da sola, e leggendo si ha l’impressione che Eleanor in solitaria non ce l’avrebbe mai fatta; è importantissimo e necessario un aiuto esterno, un incontro che strappi la protagonista dalla solitudine in parte auto-imposta nella quale si è rifugiata e la costringa a rientrare in comunicazione con il resto del mondo, la inizi in qualche modo alla gentilezza e all’amore che a questa donna è stato sempre negato.

Eleanor

“Quando il silenzio e la solitudine gravano su di me e attorno a me, schiacciandomi, incidendomi come ghiaccio, talvolta ho bisogno di parlare ad alta voce, se non altro per dimostrare a me stessa di essere viva”. 

Fa male entrare nella vita di Eleanor ed essere partecipe dei suoi pensieri nudi, senza controllo e auto controllo. La sua solitudine è disperata e dolorosa, ma semplice. E la protagonista nel raccontarla non ha alcun filtro. Non cerca di consolarsi, non cerca di giustificare il suo essere sola. Eleanor non ha quasi mai respinto gli altri, non ha mai rifiutato nessuno. Non ha fatto nulla per cercare la compagnia di altri esseri umani è vero, ma ad eccezione di questa quotidiana passività, niente altro.

È il resto del mondo che si guarda bene dall’entrare nella sua esistenza, o anche solo nel suo campo visivo. L’unico modo in cui la protagonista è presente nel discorso e nella vita degli altri è quando viene presa in giro. Si scherza su Eleanor e le sue stranezze, si ride del suo contegno, si commenta con ironia e cattiveria la sua mancanza di capacità relazionali, ma mai nessuno che si avvicini e provi a creare un contatto.

sul mio cuore ci sono cicatrici altrettanto spesse e deturpanti di quelle che ho in viso. so che ci sono. speroch

Eleanor li guarda e li disprezza, talvolta li insulta. È l’unico scudo con il quale può proteggersi dalla disperazione durante la settimana; il weekend poi arriva e la annienta, completamente. La vodka è l’unico aiuto. Si stordisce il sabato e la domenica, si costringe a dimenticarsi di esistere per due giorni e aspetta che arrivi il lunedì. Ogni giorno, ogni anno, per nove anni.

Raymond

Così come la mamma è la persona cardine del prima\ dopo l’infanzia devastante di Eleanor, Raymond assume lo stesso ruolo nella vita adulta della protagonista.  Una persona normale che rivolge ad Eleanor un’attenzione normale (per tutti gli altri s’intende, certamente non per lei) e a partire dalla quale la vita della protagonista prende una nuova piega, più luminosa e ricca (ma non per questo idilliaca).

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Raymond è il mezzo con il quale la donna entra il contatto con il resto del mondo e impara, se non ad amarlo, perlomeno a capire che dagli altri ci si può aspettare gentilezza, amicizia, l’amore incondizionato che a lei è stato sempre brutalmente negato.

“Era una sensazione strana e insolita, mi sentivo leggera e calma, come se avessi mangiato i raggi del sole”. 

Non è con secondi fini che l’uomo entra nella vita della protagonista e la toglie dalla sua completa solitudine; è questa una delle caratteristiche più interessanti del personaggio creato da Gail Honeyman.  Raymond non vuole portarsi a letto Eleanor, non vuole flirtare con lei, offre semplicemente se stesso e la sua amicizia disinteressata; la accoglie nella sua vita così com’è, senza cercare di cambiarla (come fa la mamma) e senza deriderla (come fa il resto del mondo).

Eleanor Oliphant sta benissimo è, infine, un libro che fa ridere. Sembra strano da dire dopo tutto ciò che è stato scritto, ma proprio perché Eleanor non ha alcun filtro pensa e dice esattamente e sinceramente tutto ciò che le passa per la testa; i suoi ragionamenti sono comici, le risposte da che dà agli altri sono spiazzanti e fanno sorridere.

Dopo aver accuratamente tolgo la fascetta gialla, Eleanor Oliphant sta benissimo merita di stare in tutte le librerie.

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