The Passenger -Islanda

The Passenger è il nuovo, bellissimo progetto della casa editrice Iperborea; si tratta di un magazine che dedica ogni volume ad un paese diverso (per ora Islanda, Olanda, Giappone e Norvegia sono in programma fino a gennaio 2019).

“dopo anni di esplorazioni del Nord, come i corvi di Odino la casa editrice milanese comincia a viaggiare in tutto il mondo per cercare e pubblicare il meglio del long form dal taglio «geografico», mantenendo invariati i criteri di selezione: la rilevanza della tematica, la qualità della scrittura, la lunghezza dell’orizzonte temporale, evitando ogni rimando all’attualità per concentrarsi sul racconto del presente inteso come contemporaneità più che attualità”.

Il primo volume è dedicato all’Islanda. Quest’isola vive nella mente del mondo come un’idea romantica che non si esaurisce mai. Nonostante Rejkiavik assomigli in tutto e per tutto ad una delle tante e più vicine capitali europee, l’Islanda continuerà ad esistere come un orizzonte innevato e selvaggio, il punto di riferimento per una forma di turismo “nella natura” che ha avuto un enorme successo negli ultimi anni.

Iceland_passenger_004-1024x683.jpg
la foto è di Elena Chernyshova

E del resto non è difficile capire perché. La globalizzazione e l’europeizzazione non hanno cancellato la vista mozzafiato dei ghiacciai, la linea aranciata del sole che rimane immobile nelle notti estive, la potenza visiva e sonora della Dettifoss, una delle cascate più grandi d’Europa. Il fascino islandese dunque non potrà mai essere messo in dubbio e non è il proposito di The Passenger proporsi come l’ennesima “in lode” dell’Islanda. Il percorso è piuttosto quello contrario. Senza sminuire la bellezza di questa isola, i lettori-esploratori che volano alla scoperta della natura selvaggia vengono riportati con i piedi ben piantati a terra e accompagnati in un viaggio alla scoperta dell’Islanda oltre l’Islanda.

più punk, meno crisi!

Per primo fu Pif, nel lontano 2013, ad offrire uno sguardo “scanzonato ma mai banale” (cit. Mattarella negli ultimi giorni, se non capite cliccate qui) sull’Islanda, quell’isola semi- sconosciuta che negli ultimi tempi era finita nei notiziari di mezzo mondo per due motivi: la crisi economica e l’eruzione del vulcano Eyjafjöll, che aveva immobilizzato il traffico aereo internazionale. E proprio il crollo delle banche islandesi del 2008 aveva in un certo senso portato al governo il Partito Migliore, un gruppo di anarcosurrealisti -nella maggior parte dei casi ex-punk- capitanati dal comico Jón Gnarr e il cui meraviglioso video di presentazione è questo:

 

Nemmeno loro si aspettavano di vincere le elezioni, ma questo avevano deciso i cittadini islandesi, e da qui era necessario partire. Costantin Seibt (tradotto da Marco Agosta) racconta quindi la campagna elettorale, le sfide e i propositi del Partito Migliore (“l’importazione di ebrei per avere finalmente in Islanda qualcuno che di economia ne capisce“), che alla fine dell’incarico nel 2014 non ne sono usciti affatto male:

“il bilancio di quattro anni di anarchici al governo è alquanto inaspettato: i punk hanno risanato le finanze”. 

profeti in patria e fuori

In principio fu Björk.

download (5).jpg

Non tanto quella degli Sugarcubes, e nemmeno la Björk solista che ha iniziato la sua carriera nei primi anni Novanta. È stato infatti con il suo terzo disco Homogenic nel 1997, racconta Atli Bollason (nella traduzione di Ester Borgese), che l’islandesità ha fatto il suo ingresso nella musica, nei suoni, nell’efficacissima strategia di marketing portata avanti da quel momento in poi.

“Così Björk ha cercato ispirazione nella natura, usando però strumenti elettronici: ritmi che richiamassero l’attività sismica, sintetizzatori balenanti che rievocavano l’aurora boreale, e un uso estensivo delle quinte parallele nei suoi arrangiamenti con strumenti a corda, forse l’unico suono che la maggioranza degli islandesi identificherebbe in qualche modo come tipico dell’Islanda”. 

Il modo di fare e intendere la musica islandese da parte di Björk ha condizionato profondamente gli artisti delle generazioni successive. A partire da lei si può parlare, senza timore di esagerare, della creazione di un canone, di un paradigma. Una musica islandese che sperava di sfondare in un contesto internazionale doveva necessariamente possedere quelle caratteristiche particolari che si erano cristallizzate nel tempo e che la rendevano -e rendono tutt’ora- immediatamente riconoscibile: Sigur Rós e múm, dice Bollason, hanno seguito il percorso tracciato in questo senso. Anche se la situazione ad oggi è un po’ cambiata, e la panoramica dell’autore sullo “stato della musica” nel paese rende giustizia alla varietà di generi e identità, l’influenza di Björk rimarrà comunque fondamentale soprattutto nel modo in cui il resto del mondo percepisce la musica di quest’isola.

questione di lingua o di morte

“La neve non è un fenomeno univoco, per gli islandesi: può essere leggera e farinosa (mjöll), pesante e bagnata (slydda), può cadere a fiocchi grandi come zampe di cane(hundslappadrìfa) oppure a raffiche (skafrenningur), può presentarsi in cumuli (frönn) o con una crosta dura in superficie (hjarn), può diluirsi in fanghiglia (krap), e così via”. 

Questo è l’incipit dell’articolo firmato da Silvia Cosimini, “storica” traduttrice per Iperborea, che ha ricevuto il premio nazionale per la traduzione da parte del ministero dei beni culturali e si dedica con amore alla promozione della lingua e della cultura islandese. Che d’altra parte non avrebbe nemmeno bisogno di essere promossa dato che ha una parola come Bergmál, unione di roccia+voce, che significa “Eco”. Come si fa a non amarla?

Cosimini affronta un argomento particolarmente delicato in questi tempi di globalizzazione totale (cultura, economia, lingua). In un mondo tormentato dallo spettro del livellamento culturale e linguistico, una lingua come l’islandese (parlata da pochi, studiata da pochissimi) quante possibilità ha di resistere alle ondate di inglese?

DSC_0860.jpg

In realtà tante, e ne saprete di più solo leggendo l’articolo.

Ovviamente la varietà degli articoli non si esaurisce nella piccola panoramica di cui sopra; si parla del rapporto tra la tanto preziosa natura islandese e la presenza delle centrali idroelettriche, il problema o la fortuna di avere una legislazione che limita fortemente la pesca, il rischio di andare a letto con i propri cugini (ebbene sì).

Ultima cosa da segnalare, le bellissime foto scattate appositamente per questo numero di The Passenger dalla fotografa russa Elena Chernyshova. 

Casa Editrice: Iperborea, il sito dedicato al magazine è questo 

Prezzo: 18, 90 euro

 

 

 

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...