La scomparsa di Stephanie Mailer

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Jesse Rosenberg tra poco andrà in pensione. Ha ancora quarantacinque anni, è giovane ma non ha più voglia di essere un capitano della polizia di New York. Lascia il suo posto a chiunque voglia prenderlo senza rancore e anzi con felicità; potrà dedicarsi al suo progetto, il segreto al quale lavora ormai da anni e che finalmente avrà l’attenzione che merita. Ha un piede quasi fuori dalla stazione di polizia quando conosce Stephanie Mailer, o meglio, quando lei lo intercetta. Incontrare la giovane giornalista è come un pugno nello stomaco: la donna lo accusa di aver incolpato la persona sbagliata del quadruplice omicidio di Orphea del 1994, il caso che lo ha reso famoso, che lo ha consacrato nell’Olimpo della polizia statunitense.

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Il sindaco Gordon, la sua intera famiglia e una passante, Meghan Padalin, sono stati uccisi la sera dell’inaugurazione del primo festival teatrale di Orphea, città degli Hamptons appena fuori la Grande Mela. Jesse Rosenberg ed il collega Derek Scott avevano a suo tempo concluso le intricate indagini trovando il colpevole in Ted Tennenbaum. Ora questa sconosciuta venuta da chissà dove mette in dubbio tutto il loro lavoro, scomparendo per giunta poco dopo averlo fatto.

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È a partire da questo dubbio lacerante che nasce e si sviluppa il nuovo romanzo di Joël Dicker, scrittore della Svizzera francese che già giovanissimo -è del 1985- aveva avuto un enorme successo in tutto il mondo con Il verità sul caso Harry Quebert, 2013, edito in Italia da Bompiani. Il nuovo romanzo invece (dopo un’assenza di circa tre anni) esce per La Nave di Teseo ed è la conferma, come se fosse necessario farlo, del talento di questo scrittore. È molto difficile di questi tempi scrivere un buon romanzo che sia allo stesso tempo un giallo, un thriller, un noir. Sono generi letterari che dire super-abusati è un eufemismo; esiste un’espressione veneta, “il can del pignataro” (il cane del pentolaio) per indicare chi oggi si diverte a scrivere questo tipo di romanzi, cioè chiunque. Più se ne scrive, più piacciono, più se ne vendono, più gli scrittori ormai non sanno che pesci pigliare, più sono abusati i clichés del genere e via dicendo all’infinito.

Ciò che fa emergere il libro di Dicker dalla massa è la capacità di fare propri i generi letterari più vari e metterli a disposizione dei personaggi e della storia: ci sono momenti di farsa (quasi ogni spazio dedicato al personaggio di Meta Ostrovski lo è), c’è la commedia nera vissuta da Steven Bergdorf e Alice Filmore, il dramma di Jesse e Derek che è violento e doloroso, emerge tra le pagine del libro poco a poco.

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In questo senso quindi il talento di Joël Dicker è straordinario. Costruisce la trama con una precisione svizzera (ahah), nessuna parola è fuori posto. La prima immagine che mi viene in mente per descrivere La scomparsa di Stephanie Mailer è quella di un puzzle da mille pezzi tutti sparsi sul tavolo, molti di questi rovesciati. Il lettore è testimone della sua ricostruzione; piano piano ogni tassello viene messo al posto giusto dai personaggi del romanzo, alcuni prima di altri, in molti casi sbagliando e poi ritornando al punto di partenza. E così Jesse Rosenberg, Derek Scott e Anna Kanner avranno loro malgrado il compito di risolvere non soltanto il caso intricato e vecchio di vent’anni riguardante il quadruplice omicidio di Orphea del 1994, ma anche quello relativo alla scomparsa di Stephanie Mailer, forse tolta dalla circolazione perché troppo vicina a scoprire la verità.

Casa Editrice: La Nave di Teseo

Prezzo: 22 euro cartaceo | 9.99 euro formato ebook

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