La fattoria degli animali

In questi tempi in cui la politica è un sottofondo continuo nella nostra quotidianità e soprattutto in quella di Enrico Mentana e la sua crew instancabile, La fattoria degli animali è il libro giusto di cui parlare.

Rifiutato da ben quattro editori, si può facilmente immaginare il perché. La fattoria degli animali viene scritto durante gli anni della seconda guerra mondiale, Orwell non impiega molto a completare il romanzo -siamo nel febbraio del 1944, mese più mese meno-. Uno dei quattro accetta inizialmente l’opera ma si rifiuta di pubblicarla dopo aver chiesto parere in merito al Ministero dell’Informazione inglese;

7202db7ce78acd0a9d3bbf03d1a3aa73--farm-art-classic-books“Se la favola si rivolgesse a dittatori e dittature in genere, allora pubblicarla sarebbe una ottima cosa, ma essa -come adesso posso vedere- segue così fedelmente il progresso dei sovietici e dei loro due dittatori, che la si può applicare soltanto alla Russia, escludendo ogni altra dittatura”.

Questo scrive l’editore ad Orwell per giustificare la rinuncia alla pubblicazione, ed è ovviamente vero. La fattoria degli animali non parla del fascismo di Mussolini e nemmeno del nazismo di Hitler; racconta la storia del fallimento inesorabile della Russia a partire dagli eventi della Rivoluzione d’Ottobre. E in una situazione del genere chi avrebbe mai avuto il coraggio di pubblicare un libro così violentemente polemico nei confronti di uno degli alleati?

Nessuno ovviamente. La fattoria degli animali verrà pubblicato solo a conflitto terminato, nel 1945.

Questa favola novecentesca inizia in un giorno qualunque. Gli animali della fattoria, che vivono sotto il controllo e potere dell’umano Signor James (gli Zar), decidono di ribellarsi grazie soprattutto alle parole piene di speranza, forza e coraggio del Vecchio Maggiore (Lenin), uno dei maiali più anziani e rispettati dell’intera fattoria. Il Vecchio Maggiore sogna un mondo nel quale tutti gli animali siano liberi dal giogo dell’uomo, l’unico che, all’interno della comunità, non produce nulla. Vive dello sfruttamento delle bestie, “consuma senza produrre”. L’unica soluzione a questo problema è una Rivoluzione che stabilisca l’uguaglianza di tutti gli animali, siano essi stupidi, intelligenti, deboli o forti.

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Queste sono le parole che il vecchio maggiore lascia al resto della fattoria prima di morire; sarà compito della comunità lavorare per metterle in pratica. E finalmente la Rivoluzione arriva per mano dei due maiali più forti e capaci, Palla di Neve (Trotsky) e Napoleone (Stalin). I due finiranno per trovarsi in disaccordo su molte questioni interne alla gestione della fattoria; Napoleone vincerà, esiliando Palla di neve al di fuori della fattoria e attribuendo a lui la responsabilità di tutto ciò che di negativo gli animali vedranno accadersi nella fattoria da quel momento in poi. Palla di Neve diventa il capro espiatorio di un Napoleone che solo apparentemente continua a credere e mettere in pratica gli ideali della Rivoluzione; in realtà il progetto che porta avanti è ben diverso. Napoleone accentra inesorabilmente il potere su di sé, aiutato e agevolato in questo da due categorie di animali: i cani lo proteggono fisicamente e fanno in modo che i suoi ordini vengano eseguiti, anche e soprattutto con la forza; le pecore invece obbediscono ciecamente ai comandamenti impartiti da Napoleone senza farsi domande. È un atteggiamento sicuro, è un comportamento facile, è una vita semplice.

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Il punto di riferimento ideale nella fattoria rimane Gondrano, il cane che crede con convinzione e passione negli ideali della Rivoluzione e soprattutto crede in Lui, Napoleone, il maiale condottiero che sta traghettando la comunità verso la felicità di un mondo eguale, il mondo governato dall’Animalismo. È questa fede cieca nell’operato di Napoleone che spinge il vecchio cane Gondrano a consumarsi letteralmente di lavoro senza mai farsi domande sugli ordini del grande capo. Ed è questo uno degli atteggiamenti mentali che Orwell forse più disprezza, secondo solo alla crudeltà del Napoleone-Stalin. Uomini che non si fanno domande. Che non si interrogano sul senso delle cose, sia una frase o un’azione. Un sostegno acritico ad un leader solo perché rappresenta il diverso, il nuovo, colui che ha liberato dalla dittatura e servitù del contadino James. Che non si ferma a riflettere: ma sarà vero? Sono veramente libero?

La fattoria degli animali è un romanzo che dovrebbe fare mostra di sé in ogni libreria. È breve, è una favola novecentesca, come ho scritto all’inizio dell’ articolo. Un’opera da considerare non solo nel contesto degli eventi sovietici, ma anche, secondo me, per riflettere e capire l’importanza di un’opinione ragionata e libera.

Casa Editrice: Mondadori 

Prezzo: 12 euro in cartaceo, 7,99 euro in ebook.

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