Il femminismo è superato?

La risposta è no, assolutamente no!

Però sicuramente è cambiato, si è diviso e moltiplicato come le teste dell’Idra e sarebbe più giusto parlare di femminismi, non di femminismo. Il libro di Paola Columba mi è piaciuto molto perché oltre ad essere scritto bene, è un libro che serve. Serve a tutte e tutti coloro che quando pensano alle femministe pensano ad una massa di donne incazzate pronte a fare a pezzi il maschio di turno solo perché è un maschio e quindi membro del patriarcato e quindi un nemico e quindi pronti partenza via diamogli tutte addosso spariamo nel mucchio tanto sono tutti uguali ecc ecc.. questo tipo di atteggiamento esiste, ma non è l’unico, e soprattutto non è costruttivo. E non può essere la base linguistica e ideologica per poter far conoscere e rinascere la storia del femminismo, o meglio il femminismo storico.

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Il punto di partenza è la raccolta di testimonianze messa insieme da Columba in occasione del suo documentario Femminismo!, uscito nel 2017. Ha intervistato ragazze giovani in giro per tutta l’Italia, ha parlato con le femministe definite “storiche”, quelle cioè che hanno partecipato e sono state protagoniste delle battaglie degli anni Settanta, ha raccolto dati che riguardano la situazione attuale della donna in ambito giuridico, economico, lavorativo. Ho apprezzato tantissimo lo “sguardo dall’alto” che la giornalista ha mantenuto nello spiegare perché non possiamo assolutamente considerare il femminismo superato. Uno sguardo che abbraccia tre macro-argomenti:

Io sono libera

È una delle parti del libro che mi ha lasciata più con l’amaro in bocca. Le ragazze giovani e giovanissime intervistate da Columba (non tutte, ma una buona parte) rifiutano il femminismo e anzi lo criticano perché 1)credono che significhi “supremazia della donna sull’uomo”, 2)si sentono “libere” nella loro quotidianità, dunque non vedono perché interessarsi e fare propri i valori della parità e dell’uguaglianza se già li sperimentano nella quotidianità. Ma dov’è la libertà quando in quasi ogni città ci sono quartieri nei quali le donne non se la sentono di camminare la notte o addirittura da quando il sole tramonta perché hanno paura che qualcuno le stupri? Dov’è la libertà quando una donna con una minigonna o una maglietta scollata viene fermata per strada, viene fischiata per strada, viene clacsonata mentre cammina? Dov’è la libertà quando le donne che si rifiutano di continuare una relazione infelice vengono prima picchiate, poi uccise e in alcuni casi fatte a pezzi e sepolte chissà dove? Questa non è libertà. Mi ha fatto male leggere queste interviste, e sono grata a Columba per aver cercato di fare informazione.

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I diritti delle donne

“la conquista dei nostri diritti è storia recente”

1945 | le donne possono votare.
1963 | alle donne viene consentito l’accesso alla magistratura, prima vietato a causa dell’ “incapacità di ragionare in certi giorni del mese”.
1981 | abolizione dell’articolo del codice penale relativo al delitto d’onore, abrogazione dell’articolo relativo al “matrimonio d’onore”.
1978 | l’aborto non è più considerato un reato dal codice penale italiano.
1996 | la violenza sessuale viene riconosciuta come reato contro la persona e non più contro la morale pubblica (quindi pene più pesanti).
2009 | viene sancito il reato di atto persecutorio, lo stalking.

E queste sono soltanto alcune date, e non tutte quelle che segnala Paola Columba nel libro. E non rendono conto del peso, dei sacrifici e della forza di tutte quelle donne che a partire dalla fine della seconda guerra mondiale si sono date da fare per garantirci nel tempo i diritti di cui godiamo oggi.

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Tu mi appartieni (ed io ti appartengo)

“il segno dell’innamoramento è la gelosia, il controllo, il possesso. Come se l’indipendenza creasse un problema. Quindi la coppia deve soddisfare tutti i bisogni, tutte le necessità. Appartenenza, gelosia, possesso. Il contrario di libertà, rispetto, indipendenza. Ma per molti, il segno dell’amore”.

L’analisi che viene fatta nell’ultimo capitolo secondo me è meravigliosa ed utile non solo per capire il perché di così tante donne che vengono bruciate vive, sfregiate con l’acido, uccise o pestate a sangue. Serve anche per capire il modo in cui si sviluppano e procedono le relazioni nella società moderna, la famosa società liquida di Bauman. Columba racconta anche del mito dell’uno, dell’indivisibile; della massima e più segreta aspirazione nella vita di ognuno, cioè quella di trovare il nostro qualcuno. La nostra anima gemella che non esiste, che è un’idea ingannevole.

“Per Pierre Bourdieu il sogno di fusione a due è una tregua, un’oasi rispetto alla guerra tra i sessi. O è una forma suprema, perché la più invisibile, la più subdola, della violenza simbolica. e la violenza simbolica è la cultura che respiriamo”.

Ribadisco ciò che ho detto all’inizio dell’articolo: questo libro, oltre che essere bello, serve.

Casa editrice: Laterza

Prezzo: 12 euro

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