Mileva & Albert Einstein

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Le materie scientifiche non sono mai state il mio forte. Durante le verifiche di matematica e fisica copiavo per la maggior parte del tempo da amici che mettevano a disposizione i loro fogli, o prendevo un sei politico da professori impietositi. E ho sinceramente preferito Dante e Tasso alla fisica o al Teorema di Ruffini. Questa premessa è necessaria per capire quanto poco ne sapessi a proposito di una delle figure più importanti della storia del Novecento. Albert Einstein, si dice, ha rivoluzionato il pensiero scientifico con le sue riflessioni, ha elaborato la teoria della relatività, ha creato l’equazione più famosa di sempre. A quanto pare faceva spesso la linguaccia e, stando alla copertina del mio libro di fisica delle superiori, amava andare in bicicletta.

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Credo che le riflessioni di Albert Einstein non avrebbero raggiunto le stesse vette di genialità e di creatività se non fossero state elaborate anche da Mileva Marić, la prima moglie. È un elemento fondamentale che i libri di scuola non segnalano, di cui personalmente non ho mai avuto consapevolezza finché mi è stata data la possibilità di leggere il saggio di Dord Krstić.

Molti di voi si staranno chiedendo: chi è questa donna? Che ha fatto di tanto importante? Come dice in un punto del libro lo stesso autore, direi che “considerando gli odierni criteri per gli autori delle riviste scientifiche, Mileva, una delle prime donne fisico teorico al mondo, avrebbe dovuto essere la co-autrice di quegli importanti articoli”.

mileva-maric-ajnstajnMileva Marić nacque a Titel, nella Voivodina, in Serbia. Timida, estremamente riservata e claudicante, ma con una passione per le materie scientifiche chiara alla famiglia fin dall’inizio dei suoi studi. Il periodo storico e il luogo -l’impero austro-ungarico- nel quale Mileva visse impedì l’istruzione superiore alle donne fino al 1872, consentendola poi solo privatamente. Alle ragazze non era consentito quindi andare a scuola e seguire le lezioni, potevano soltanto sostenere gli esami in determinati periodi dell’anno. Questo fa Mileva, e anche di più: ottiene il permesso dal Ministero della Scuola per frequentare le lezioni di Fisica, negate al genere femminile. La sua passione la spinge lontano, fino in Svizzera: solo lì infatti era consentito alle donne di frequentare l’università; a Zurigo si iscrive al Politecnico Federale per studiare fisica e matematica, lì conosce Albert.

Tutte queste informazioni sulla formazione di Marić non sono state messe a caso: è molto importante per me sottolineare la grande forza di volontà e l’enorme passione di Mileva. È stata una delle prime donne a percorrere questa strada, e certamente una delle prime se non la prima fisica-teorica al mondo. Questo il suo valore intellettuale, la sua forza creativa. Questo il suo amore per la matematica e la fisica che gli acuti conservatori del mito di Einstein si sono preoccupati di oscurare e nascondere per lasciare che la luce continuasse a splendere indisturbata su una delle figure più celebri di tutto il XX secolo.

Gran parte delle lettere scritte da Mileva infatti non sono sopravvissute; sono state distrutte insieme a molti degli appunti presi dalla donna nel corso della sua attività di collaborazione con Albert Einstein. L’eliminazione di questo materiale ha permesso ai “custodi” della memoria del fisico non solo di oscurare quasi totalmente il peso della donna, ma anche di nascondere certe informazioni imbarazzanti e penose della vita personale di Marić e Einstein che Krstić riesce, faticosamente, a riportare alla luce.

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Senza addentrarmi nella specificità del lavoro dei coniugi, quello che voglio sottolineare è il grande lavoro che è stato fatto dall’autore per rendere giustizia a Mileva Marić. Si è dedicato per cinquant’anni allo studio e alla ricerca dei materiali, ha viaggiato per mezza Europa per scavare, indagare e conservare lettere e oggetti appartenuti alla donna.  Ha ascoltato con attenzione le storie di coloro che conobbero la coppia e ebbero modo di testimoniare della relazione fra i due, non solo d’amore ma anche di lavoro, di scienza.

Mileva non era riuscita a superare l’esame di diploma (cercò di ripeterlo una seconda volta, ma il risultato fu lo stesso):

“Nella mia modesta opinione, il voto basso di Mileva [dato da uno dei suoi professori] non fu dovuto alla sua mancanza di preparazione o al suo minor valore, ma piuttosto al disagio della commissione nel conferire un diploma in fisica a una donna”.

Questo non la fermò, e mentre durante il giorno si dedicava alle faccende di casa e ad accudire i figli, quando la notte Albert tornava dal lavoro si sedeva al tavolo con lui per discutere di fisica, approfondire e sviluppare le riflessioni di entrambi, scrivere e rivedere articoli che videro poi la pubblicazione sugli Annalen der Physik.

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Quello tra Mileva e Albert non è stato quindi solo un matrimonio felice ed un amore forte -Krstić parla anche della forte opposizione da parte di entrambe le famiglie, per motivi diversi, all’unione tra i due-; è stata anche una collaborazione creativa e lavorativa, un continuo confrontarsi e spronarsi a vicenda per raggiungere dei risultati che hanno avuto conseguenze sul modo di percepire e capire il mondo.

Il saggio ovviamente assume il punto di vista di Mileva, e all’inizio della lettura l’autore stesso sottolinea il suo prendere le parti della donna e analizzare il patrimonio documentario di lettere, testimonianze e materiali (sempre consultabili grazie ai link diretti alla mole dei Collected Papers of Albert Einstein, ed è una scelta 4970a5d1fb189700303ae0cba87b4299.jpgche apprezzo particolarmente) con l’obiettivo di rendere manifesto il peso avuto da questa donna incredibile nelle scoperte scientifiche rese note dal marito. Partendo da questo e considerando le prove a supporto della tesi, è sorprendente l’atteggiamento di Albert Einstein nei confronti della moglie non più amata nei primi anni ’10, quando già aveva conosciuto sua cugina, la donna più mondana che sarebbe diventata la sua seconda moglie. Un comportamento infantile e rancoroso che si trova espresso nel saggio in diverse citazioni ricavate direttamente dalle lettere di Einstein, e che portarono Mileva ad abbandonare, umiliata, la casa la scienza -non si dedicò più alla ricerca scientifica-.

La domanda finale a questo punto è: quali sono le prove a sostegno della collaborazione scientifica tra i due?

Non ve le dico. Le troverete nel saggio. Ne accenno solo una: a separazione già avvenuta, Einstein versò l’intero importo del Premio Nobel ricevuto nel 1922 (che faceva riferimento ai risultati raggiunti ancora nel 1905, epoca della collaborazione tra i coniugi) alla sua ex moglie.

È un libro che consiglio assolutamente di leggere, è importante che a queste grandi donne venga dato e assicurato nel tempo il riconoscimento che è stato negato per secoli a causa dei soliti, meschini pregiudizi culturali.

Casa Editrice: EWords

Prezzo: 10.99 euro.

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