De Senectute

Esiste una vecchiaia delle donne? 

Ho sentito parlare Rigotti per la prima volta al programma Quante Storie in onda in orario-pranzo su Rai 3, stava discutendo con il presentatore Corrado Augias sulla relazione tra i coniugi Emmanuel Macron e Brigitte Marie-Claude Trogneux; tra i due c’è una differenza d’età di ben 24 anni che ha suscitato un ampio campionario di reazioni: disgusto, ironia, maliziosità, rabbia, curiosità morbosa e via discorrendo. Mettendo da parte la più classica delle risposte a questo tipo di interesse, e cioè un grande “ma cosa ve ne importa a voi“, la discussione tra Rigotti e Augias riguardava la verità universalmente riconosciuta sui rapporti tra i sessi: se l’uomo ha un piede nella fossa e la donna ha appena finito le superiori ci si fa una grassa risata e poi amici come prima. Se invece ad essere molto più avanti con gli anni è la donna si storce il naso, pensando che come minimo l’uomo giovane deve avere un qualche tipo di disturbo freudiano, e la vecchia che se lo sta portando a letto pure. Oltre a fare leggermente schifo.

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Perché? Perché anche nella vecchiaia possiamo dire che la donna viene trattata dalla società e dalla cultura in maniera diversa rispetto all’uomo? L’analisi di Francesca Rigotti arriva in questo caso puntuale e divertente, e credo siano tre i nuclei tematici da considerare:

Se la donna è sterile allora non esiste 

Il discorso parte da uno dei testi che più di tutti nei secoli ha condizionato la formazione del pensiero, della cultura e della società occidentale, ossia il testo biblico. Nell’antico e nel nuovo Testamento la donna esiste in quanto possiede la funzione riproduttrice. Ci sarebbe un bel discorso da fare sul rapporto tra fertilità e mestruazione nel mondo cristiano (la donna è utile quando è fertile, ma se è fertile è anche mestruata, e se è mestruata è impura. E con la Madonna che ha partorito Gesù allora come la mettiamo?), discorso che Rigotti analizza in maniera molto efficace, ma non voglio privarvi del piacere di continuare ad annuire con forza sempre maggiore durante la lettura del saggio e soprattutto non voglio rendere infinito questo articolo, quindi chiudiamola qui. Questo primo nucleo tematico della filosofa riguarda appunto la centralità della funzione riproduttiva nella considerazione della donna all’interno della società contemporanea. Nel momento in cui la donna smette di essere fertile, che cos’è? Che senso ha? Rigotti cita De Beauvoir:

“La donna è bruscamente spogliata della sua femminilità; è ancora giovane quando prde l’attrattiva erotica e la fecondità da cui traeva, ai suoi occhi e a quelli della società, la giustificazione della sua esistenza”.

Quando smette di essere fertile, quando non può più “dare figli all’uomo”, quando questa fondamentale (se non unica) capacità che viene attribuita alla donna viene a mancare, che cosa diventa lei agli occhi della società?

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Della creatività fisica e della creatività mentale

Il discorso infatti prosegue lungo questa linea e si concentra sul potere della creazione da parte dell’uomo e della donna, sempre collegandolo alla scarsa considerazione della donna vecchia, che ha appunto perso la sua funzione riproduttiva. Questa infatti non è soltanto “la capacità di produrre una prole”, ma è anche l’unico modo che la donna ha di essere pienamente creativa:

“c’è chi sostiene che le donne non sono creative a livello artistico, letterario, musicale ecc. perché placano la loro tensione creatrice grazie alla capacità, esercitata o anche solo posseduta come dotazione fisica, di mettere al mondo figli”.

Se l’unico modo che la donna ha di manifestare la sua propria creatività è quello di pro-creare (a differenza dell’uomo che crea con la mente opere immortali), cosa rimane di lei quando questa capacità muore sotto i colpi della menopausa?

Conoscere e invecchiare

L’ultimo tema che ho trovato estremamente interessante riguarda il rapporto tra la conoscenza e i due sessi.

“Mettendolo (il sapere delle donne) a confronto innanzitutto con il pregiudizio culturale legato alla sapienza, il quale recita che se nell’uomo la sapienza cresce con l’età, nella donna è eterna e indipendente dalla formazione: la sapienza delle donne risiede infatti nell’eterno femminino della sensibilità e dell’intuizione”.

Le donne infatti rientrano eternamente nei caratteri unificanti della Donna (sentimento, bellezza, maternità, sensibilità), mentre gli uomini si differenziano al mondo per caratteri, inclinazioni, professionalità eterogenee.

C’è questo e molto altro nel De Senectute di Francesca Rigotti; è un testo estremamente attuale che necessariamente susciterà consapevolezza, rabbia, riflessione.

P.S. Ogni capitolo e corredato da una bibliografia fittissima e utilissima per chiunque vorrà approfondire le tematiche trattate da Rigotti. Questa cosa mi ha riempita di tanta tanta felicità.

Casa Editrice: Einaudi, collana Vele

Prezzo: 12 euro.

 

 

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Francesca ha detto:

    Mi sono battuta come una leonessa per poter avere una bibliografia seria, dal momento che l’editore mi ha negato le note a piè pagina. Sono dunque fiera e felice del suo commento e di tutto il resto che scrive.
    Un caro saluto
    Francesca Rigotti

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  2. Ale ha detto:

    Francesca io non so nemmeno come ringraziarla del suo commento. È veramente una grande soddisfazione per me sapere che ha letto ciò che ho scritto e che l’ha apprezzato! Grazie ancora, sono commossa

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