Libri di primavera

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Lo so, la primavera è iniziata già da un pezzo. A mia discolpa posso dire che qui in Veneto, e in particolare nella padana città di Vicenza, non è stato così. Abbiamo avuto giorni di pioggia, giorni di freddo, di pioggia, di freddo e ancora di pioggia. Per me la primavera inizia quando la mattina mi sveglio, vado in cucina, mi preparo il caffè e lo bevo sulla sedia del terrazzo. Si dà il caso che questo rituale primaverile sia avvenuto oggi, dunque per me la bella stagione è arrivata.

Primavera significa leggere sotto il sole che ancora non scotta, significa colori, leggerezza (quella di Calvino però). Ho deciso di dedicare questo articolo a quattro libri da leggere, tutti più o meno dei classici della letteratura -della mia letteratura di sicuro- con questa disposizione d’animo, o che in qualche modo vi ci possano portare.

Cominciamo.

Italo Calvino racconta l’Orlando Furioso 

Italo Calvino

Il riferimento all’inizio dell’articolo era per fare un po’ la saccente, che male non fa e mi diverto pure. Scherzi a parte, il primo libro che leggerei è proprio questo. Italo Calvino per me è tante cose: è il genio che ha creato Se una notte d’inverno un viaggiatoreIl castello dei destini incrociati, Il visconte dimezzato. È uno tra i pochissimi autori che abbia mai letto ad avere avuto la capacità di parlare di argomenti profondi, seri e in molti casi un po’ tristi sempre con il sorriso sulle labbra, quasi prendendo per mano il lettore e dicendogli “Ehi, la vita a volte fa schifo, ma segui me e ti mostrerò la meraviglia che ti circonda”. È Italo Calvino, uno degli intellettuali fondamentali alla crescita della casa editrice Einaudi a partire da secondo dopoguerra (riguardo a questo argomento consiglio Pensare i libri. La casa editrice Einaudi dagli anni trenta agli anni sessanta, che potrete sia leggere sia usare come arma in caso vi entrino dei ladri in casa).

Ho scelto questo libretto perché è un piccolo capolavoro di bravura, ironia (in questo Calvino e Ariosto sono molto simili) e allegria.

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Einaudi, 8 euro

“In principio c’è solo una fanciulla che fugge per un bosco in sella al suo palafreno. Sapere chi sia importa sino a un certo punto: è la protagonista d’un poema rimasto incompiuto, che sta correndo per entrare in un poema appena cominciato”. 

 

 

 

Sembra di vederla correre Angelica, tra le pagine di un libro. Riassumendo senza perdersi troppo in chiacchere, Italo Calvino racconta l’Orlando Furioso scegliendo i nuclei narrativi e i momenti più belli, divertenti e interessanti del poema quattrocentesco. Permette veramente di far capire ai suoi lettori per quale motivo l’Orlando Furioso sia diventato un classico della letteratura di tutti i tempi. Lo fa raccontando le avventure delle decine di protagonisti dell’opera che si rincorrono nel caos ariostesco e che Calvino riesce, planando dall’alto, a riportare all’ordine. Da leggere con caffè e brioche.

Quel che resta del giorno 

Kazuo Ishiguro

Ho scoperto questo Premio Nobel solo di recente. Il primo suo libro che ho letto è stato Non lasciarmi, bello ma straziante; da avvolgersi nelle coperte (l’ho letto questo inverno), mettersi a piangere per la disperazione e la crudeltà dell’essere umano e basta. Finita la parentesi depressiva e considerando quanto il suo stile mi avesse colpita, ho letto anche Quel che resta del giorno, che mi ha lasciata veramente senza parole (non è un cesto pieno di felicità nemmeno questo libro, ma vale veramente la pena leggerlo). Kazuo Ishiguro ha la capacità impressionante di caricare di un significato emotivo fortissimo il più piccolo dei gesti. Un semplice saluto tra due persone, una tenda mossa dal vento, un uomo fermo immobile al centro di una stanza che ascolta e aspetta. E mi ritrovo a pensare all’importanza dei piccoli gesti ma non in un senso moraleggiante, ma nel senso che qualsiasi cosa io faccia o dica ha un suo significato, e può condizionare la vita delle altre persone per sempre.

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Einaudi, 12 euro

“Non si può stare perennemente a pensare a quel che avrebbe potuto essere. Ci si deve convincere che la nostra vita è altrettanto buona, forse addirittura migliore, di quella della maggior parte delle persone, e di questo si deve essere grati”. 

 

 

 

La storia è quella di un vecchio maggiordomo, Stevens, e del suo viaggio in auto per raggiungere una vecchia amica, Miss Kenton. Ed è a partire da questo pretesto banale che Stevens ripercorre tutta la sua vita a servizio presso Darlington Hall, prima sotto Lord Darlington, poi servendo l’americano (e attuale proprietario) Mister Farraday.

Stevens riflette sul senso della vita e  sul senso della sua, di vita, a servizio da quando era ragazzo. Cosa è rimasto a questo maggiordomo anziano ora che l’epoca d’oro di Darlington Hall è finita? Quel che resta del giorno è un libro da leggere con il rumore delle foglie degli alberi intorno, il sole che quasi tramonta e una tazza di tea inglese a portata di mano.

Gli altri due consigli? Girate pagina e li scoprirete

 

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