Romanzi nel tempo

È stato il debole nei confronti di tutto ciò che ha attinenza con la storia a farmi scegliere questo libro. Il sottotitolo dice già tutto quello che c’è da sapere a livello di contenuti: Come la letteratura racconta la storia. Questa raccolta di brevi saggi racconta la storia attraverso nove grandi romanzi considerati ormai “grandi classici”. Sono i nomi ad emergere in questo libro edito da Laterza e già da qualche tempo nelle librerie, ma che personalmente ho apprezzato talmente tanto da volerne scrivere.

Il taglio è ovviamente divulgativo, ed è (credo) questo il motivo per cui si è deciso di non prevedere una bibliografia bella consistente -tranne in un caso- e di inserire poche note a margine come riferimenti rispetto a ciò che si dice nei vari articoli. Scelta comprensibile ma che mi lascia perplessa; se a qualcuno che sta leggendo capita di volerne sapere di più? In alcuni dei contributi manca proprio qualsiasi riferimento bibliografico a parte l’edizione del romanzo preso come riferimento, in alcuni altri invece sono molto pochi. Questo è l’unico difetto che ho trovato nella raccolta, che per il resto è stata una lettura interessante, divertente, leggera ma non troppo.

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Nove storici per nove romanzi, ma non mi sembra il caso di ammorbare voi lettori con una descrizione puntuale di “chi dice cosa e come”, perché il punto del discorso è suscitare il vostro interesse, non farvi un riassunto del libro. Per questo ho deciso di concentrarmi sui due saggi che mi sono piaciuti di più, dando poi un’indicazione generica delle tematiche e dei romanzi trattati dagli altri saggisti e saggiste.

Napoleone e l’arte della guerra. A partire da Guerra e pace di Lev Tolstoj

di Alessandro Barbero.

Io ho un debole per Alessandro Barbero (e Alberto Angela, ma lasciamo stare), quindi più o meno qualsiasi cosa scritta da lui per me è scritta bene. Il suo modo di raccontare la storia è diverso da tutti gli altri, soprattutto quando scrive libri rivolti al “grande pubblico”. È diretto, è divertente, non è mai scontato, non usa paroloni difficili solo per dimostrare quante ne sa (non ne ha bisogno); in poche parole è efficace, ed è questa la caratteristica fondamentale per un divulgatore, un divulgatore di una materia che alla maggior parte delle persone che conosco fa venire una pesante, pesante sonnolenza. Barbero non si intende solo di storia medievale, ma anche di storia militare, ed è proprio di tale argomento che parla il suo contributo.

“Da dove cominciamo? -è una cosa terribile e allegra- :cominciamo da questo, dalla mentalità, da cosa sentono e cosa pensano i soldati e gli ufficiali”.

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Ed è proprio da qui, dall’esigenza di capire e far capire come fosse la vita di un soldato nell’esercito napoleonico che comincia un bellissimo dialogo tra lo storico ed il romanzo, tra Alessandro Barbero e Lev Tolstoj. Lo scrittore russo è preso come punto di riferimento dal saggista per una precisa caratteristica biografica che traspare all’interno del romanzo, e cioè quella di aver realmente vissuto il contesto che descrive, cioè quello della guerra (non quella napoleonica, ma la tipologia di guerra napoleonica sicuramente sì). Si parla del comportamento dei soldati, del loro addestramento, del loro obbligo alla disciplina; dei tempi e delle armi della guerra, e della onestà di Tolstoj.

“[..]la guerra non è soltanto il combattimento, anzi. La guerra sono le lunghe marce, interminabili, le soste, i giorni e giorni e giorni in cui non si fa niente, non succede niente. quella è la vera vita dei soldati e Tolstoj la conosce e la raccolta”.

“Interni borghesi. A partire da Madame Bovary di Gustave Flaubert”

di alberto maria banti.

L’occasione è Madame Bovary, uno dei personaggi femminili più famosi di tutti i tempi. Si parte da lei e dal suo senso di insoddisfazione perenne, la sensazione di sentirsi imprigionata, di vivere una vita non sua, non desiderata. Il perché Emma provi una così grande insofferenza nei confronti della sua vita forse lo si trova spiegato nella sua reazione alla gravidanza:

“Emma desidera un maschio, non una femmina. Per quanto capricciosa, irrazionale, volatile possa essere la sua vita affettiva, questo suo desiderio è perfettamente razionale. Lo è, perché lei conosce dolorosamente bene la distanza tra l’essere uomo e l’essere donna negli ambienti della borghesia ottocentesca”.

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Il romanzo in questo caso è il punto di partenza che serve ad Alberto Maria Banti per fare una panoramica chiara ed efficace sulla vita economica, giuridica e sociale della donna nel XIX secolo. Il Codice napoleonico del 1804 viene individuato come uno dei documenti più importanti per comprendere bene la condizione femminile di quel periodo; Banti sottolinea inoltre il fatto che la Francia non fosse l’unico paese con un sistema legislativo che penalizzava fortemente qualsiasi iniziativa di natura economica e giuridica da parte femminile.

Ma la domanda che viene da porsi è: da dove deriva tutto questo? La risposta di Banti è appassionante, interessante e per certi versi paradossale, perché è ritrovata negli ideali dell’illuminismo francese, ed in particolare nel pensiero e nelle opere di uno dei suoi più importanti protagonisti: Jean-Jacques Rousseau.

E se questi due contributi non vi hanno convinto a leggere Romanzi nel tempo, ecco di cosa parlano gli altri:

schiavitù e razzismo | la capanna dello zio tom | alessandro portelli
garibaldi in sicilia |il gattopardo | lucy riall
la macchina del terrore | arcipelago gulag | andrea graziosi
il disfacimento dell’occidente | tropico del cancro |emilio gentile
la resistenza tra mito e realtà | il partigiano johnny |alessandra tarquini
ebrei sionisti e partigiani |se non ora, quando? |anna foa
la mafia americana |il padrino | Salvatore lupo

Casa Editrice: Editori Laterza

Prezzo: 18 euro

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