La pietra di luna

il

wilkie collins

Questo voluminoso signore panciuto è Wilkie Collins (1824-1889), l’uomo considerato padre del genere polizesco. Collins non si dedica subito alla scrittura: cercherà prima fortuna con il commercio del thè, studierà da avvocato e otterrà anche il titolo per praticare, ma non lo farà mai poiché scoprirà di saper scrivere, e anche bene.

Grande amico di Charles Dickens, scriverà sulla sua rivista –The Household of Words– e avrà la classica vita dello scrittore inglese del pieno Ottocento: relazione ventennale con due donne in contemporanea, quattro figli, dipendenza da oppio e sindrome paranoide.

Il romanzo di cui voglio parlarvi in questo articolo, La pietra di luna, è considerato il suo capolavoro.

“Visnù il Salvatore apparve in sogno ai tre bramini. Il dio soffiò il suo alito divino sul diamante incastonato nella fronte della statua. [..] e predisse ineluttabili disgrazie per l’insolente mortale che avesse messo le mani sulla sacra gemma e per tutte le persone che l’avessero ricevuta dopo di lui”.

Questa lunga citazione è in un certo senso la premessa a tutte le vicissitudini che i protagonisti del romanzo si troveranno ad affrontare. La pietra com’è prevedibile verrà portata via dal suo luogo originale, arriverà in Inghilterra e getterà sventura su chiunque ne entri in possesso.

Tutto inizia dunque con il compleanno della giovane Rachel Verinder, che riceve in dono per i suoi diciotto anni una splendida pietra ambrata. La ragazza tuttavia non avrà nemmeno il tempo di sfoggiare davanti alle sue amiche il collier, perché la notte stessa del suo compleanno, nel buio e nel silenzio di casa Verinder, la pietra di luna verrà rubata.

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Collins sviluppa un magnifico racconto a più voci che coinvolge tutti coloro che in qualche modo hanno avuto a che fare con la pietra: tutti innocenti e allo stesso modo tutti potenzialmente colpevoli del furto. Della trama non è possibile dire altro, quindi cercherò trasmettere in questo articolo i due motivi per cui ho amato così tanto questo romanzo.

1) Gabriel Betteredge, maggiordomo a servizio di Lady Julia Verinder

Quando qualcosa nella vita dell’anziano signor Betteredge non procede nella giusta direzione, l’unica cosa da fare è consultare il Robinson Crusoe, che il maggiordomo conserva e considera alla stregua di una Bibbia (ed è probabilmente proprio su questo atteggiamento di deferenza nei confronti del testo sacro che Collins ironizza attraverso il suo personaggio). Domani il tempo sarà sereno? Per cena bisognerà dire alle cuoche di cucinare il tacchino o il pollo? Le risposte sono tutte lì dentro. L’unico modo per rendere l’idea di quanto abbia amato questo personaggio (è il mio preferito fra tutti quelli della Pietra di Luna), ecco un passaggio:

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E se ancora questo non convince, Gabriel Betteredge si farà amare per la sua curiosità che si trattiene a stento: il maggiordomo è un uomo estremamente curioso, ma il pudore e quel tipico atteggiamento di indifferenza britannica lo costringe a nascondere (male e in maniera molto comica, ma questo è il dono di Collins) le sue emozioni.

2) Ironia

L’ironia è veramente la caratteristica che risalta di più leggendo questo romanzo. È avvincente, drammatico in alcuni punti, ma soprattutto ironico. Si prende gioco delle persone, dei caratteri, non risparmia la nobiltà inglese ottocentesca e la loro pigrizia. Le gare all’ultimo sangue per organizzare la migliore raccolta di beneficenza nei confronti delle povere famiglie di straccioni londinesi. Il pietismo religioso intriso di condiscendenza e falsa comprensione di parte della società inglese -e in questo senso Miss Clack, uno dei personaggi che raccontano gli eventi relativi al furto della pietra di Luna è meravigliosamente esagerato-.

Io vorrei riempire questo articolo di citazioni, ma non posso perché vi rovinerei la sorpresa, vi rovinerei il gusto di ridere tra i baffi insieme al signor Betteredge. Magari metto l’ultima. Forse.

“I membri della buona società devono in genere superare uno scoglio nella loro vita: l’ozio. e poiché passano la maggior parte del tempo alla ricerca di qualcosa di nuovo da fare, è strano vedere con quanta frequenza, e in particolar modo e hanno gusti cosiddetti intellettuali, si dedicano a occupazioni pericolose”.

Io adoro questa ironia. La adoro ed è per questo che uno scaffale intero della mia libreria è occupato dalla narrativa inglese dell’Ottocento.

Inutile dire che questo romanzo è assolutamente consigliato, in particolar modo se siete amanti del genere polizesco.

Casa Editrice: Fazi Editore, cui va il merito di ideare delle copertine veramente degne di essere collezionate.

Prezzo: 19 euro

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