Sulle mappe

Simon-Garfield-c-Jonathan-Ring-1-e1469010900908.jpgMolto si potrebbe dire di quanto è bello perdersi. Cosa più difficile da farsi, oggigiorno, ma è uno strano svantaggio sopportabile. Possiamo sempre spegnere i nostri cellulari, rassicurati dal pensiero che le mappe saranno ancora lì in caso di bisogno. Siamo creature curiose, e il valore di guida e di ispirazione che tanto tempo fa riconoscevamo alle mappe è ancora vivo nell’era di Googleplex. Perché quando guardiamo una mappa (di qualsiasi genere, in qualsiasi formato, di qualunque epoca), vi troviamo soprattutto noi stessi e la nostra storia“.

Ho comprato “Sulle mappe” come testo da studiare per un esame e vedendolo lì, un nome fra tanti nella lunga lista di noiosi libri di geografia, ho storto il naso. La materia non è mai stata tra le mie preferite, insieme a tutto ciò che c’è intorno: senso dell’orientamento (quasi mai so dove mi trovo), capacità di leggere una cartina (a Roma sono andata avanti per 500 metri buoni con la mappa rigorosamente al contrario), saper collocare le città e gli Stati nei posti giusti.

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Il motivo per cui ho deciso di parlare di questo libro è perché l’ho amato. Uno di quei libri che non riesci a smettere di leggere, che porti nella borsa quando esci nella speranza di ritagliarti qualche minuto per finire il capitolo. Il libro che merita una posizione particolare tra gli scaffali della libreria, che sai già consiglierai a tutti.

Sulle mappe non mi ha dato magicamente il dono dell’orientamento, e sicuramente la prossima cartina che avrò per le mani la farò leggere a qualcun altro. La sensazione di cui farò tesoro dopo aver letto questo libro è un senso di meraviglia nei confronti della materia, e delle mappe in particolare. Simon Garfield non è un geografo di professione, lo definirei un divulgatore. Ha scritto testi con un’impostazione simile a Sulle mappe dedicati ad altri temi, lontani dalla geografia (vedi Sei proprio il mio typo, sulla storia della tipografia). E quale sarebbe questa impostazione? Quella del viaggio attraverso i secoli.

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Garfield ha un tono informale, ironico, strizza l’occhio al lettore colto con battutine che sembrano nascondersi tra le parole ed è allo stesso tempo un testo divertente, alla portata di tutti. È un autore che prende per mano e accompagna il suo pubblico fuori e dentro il tempo, facendo salti di tre, quattro secoli all’interno della stessa pagina senza risultare mai confusionario.

La linea cronologica è quella classica: dalle origini della cartografia di Tolomeo passando per l’era delle grandi scoperte geografiche e delle grandi mappe che ne sono seguite, fino ad arrivare allo stradario London A-Z, ai ladri di mappe degli anni Cinquanta, alle isole del tesoro, alla Mappa del Malandrino di Harry Potter, ai videogiochi, a google Earth e google Maps. Quello che Garfield crea non è un banale testo sulla storia della cartografia, anche perché non è quello il tema che anima il libro. L’autore cerca di far capire al suo pubblico che “fare una mappa” non significa semplicemente tracciare delle linee sulla carta e rappresentare un paesaggio -città, Stato, mondo-; quando abbiamo tra le mani una cartina geografica possediamo anche la visione del mondo dell’uomo che l’ha disegnata, del tempo in cui è vissuto.

Le mappe medievali che sono sopravvissute raramente rappresentano luoghi reali: esse sono espressione di un genere tutto particolare, quello della mappa mundi. Europa,mappe2 Africa ed Inghilterra sono solo parte di un altrettanto reale insieme di luoghi come il paradiso, l’inferno, la torre di Babele, il labirinto del Minotauro, qua e là qualche sciapode fa capolino per ricordarci che il mondo è anche popolato da enormi creature con una sola gamba e un piede abbastanza grande da usarlo per proteggersi dal sole.

L’epoca d’oro della cartografia è stata, come si può facilmente intuire, quella dei grandi viaggi verso luoghi sconosciuti (fatti di proposito o meno non importa); è in queste pagine che Garfield dà il massimo con quello che mi è sembrato un vero e proprio viaggio avanti e indietro tra Americhe e Europa, Cristoforo Colombo sulla poppa della nave con il Milione di Marco Polo stretto tra le mani -fu uno dei suoi principali punti di riferimento geografici, e meno male-, Amerigo Vespucci che diventa immortale grazie all’ errore di un cartografo tedesco, le carte del Cinquecento e Seicento che cacciano dai loro margini i draghi e accolgono nuovi continenti.

Tutto questo viaggio è accompagnato da mappe, sezioni di carte geografiche, dettagli divertenti, disegni, fotografie vecchie e nuove. E a questo proposito un piccolo particolare sull’impaginazione, che non segue le normali regole degli altri testi. I margini sono stretti; le illustrazioni nemmeno li hanno, e sembra quasi che vogliano espandersi, che lo spazio e le dimensioni del libro non bastino a Garfield per farci vedere tutto, quasi un invito ad aprire il pc e recuperare le mappe per intero, apprezzarle nella loro completezza.

Casa Editrice: Ponte alle Grazie 

Prezzo: 20 euro

Un commento Aggiungi il tuo

  1. lockedoor ha detto:

    Mi hai fatto venire voglia di leggerlo subito!!! Brava!

    Mi piace

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