L’egoismo è inutile

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George Saunders è uno scrittore di racconti. Ad oggi sono uscite quattro raccolte, pubblicate tutte da Minimum Fax; l’unico romanzo invece, uscito nel 2017, è edito da Feltrinelli, si intitola “Lincoln nel Bardo”. L’effetto che fa leggere questo piccolo libretto edito da Minimum Fax è spiazzante. Non viene raccontata una storia, non ci sono personaggi protagonisti. in un certo sento il protagonista è l’autore stesso. Prima in un discorso tenuto nel 2013 ai laureandi della Syracuse University, poi in un saggio estratto dalla raccolta “Il Megafono spento“, poi in un’intervista. George Saunders occupa lo spazio che si merita come persona e come scrittore e mi lascia a)piena di speranza, b)amareggiata c) estremamente curiosa.

a)Piena di speranza

«[..] abbondate in gentilezza. Fate le cose che vi orientano verso i grandi interrogativi, ed evitate quelle che vi svalutano e vi rendono banali. La parte luminosa di voi che esiste al di là del carattere -la vostra anima, se volete- è fulgida e brillante come ogni altra mai esistita».

Il discorso ai laureandi della Syracuse University è un discorso a tutte le giovani generazioni di qualsiasi epoca, nel senso che è valido sempre. In alcuni punti commovente, ma non in modo melenso. Commovente nel senso che infonde coraggio, dà speranza a valanghe di giovani donne e uomini frustrati da una vita troppo spesso banale, cattiva, egoista. In una contemporaneità che vive la maggior parte della sua vita concentrata su di sé – impiego tutti i miei sforzi per avere successo, per diventare famosa, per finire l’università, per trovare un lavoro che mi dia da vivere, perché la mia vita è più importante di tutte quante le altre di questo mondo-, coltivare la gentilezza non è una cosa da poco. Significa mettere da parte tutto quanto ho creduto fosse importante fino a questo momento, un tutto che non ha fatto altro che generare paura, ansia, insicurezza. Ho paura di non farcela. Ho paura di non avere successo. Ho paura della paura. Tutto questo mi rende profondamente infelice e insoddisfatta della mia vita. Ma è proprio in questa occasione che Saunders entra nella vita delle persone con questo discorso con una sincerità, una gentilezza profonda che mette i brividi da quanto è necessaria.

«Siate dei pazienti di voi stessi, bravi, propositivi, anche un po’ disperati -cercate le medicine antiegoismo più efficaci, cercatele con energia, finché vivrete. Scoprite cosa vi rende più gentili, cosa vi libera e fa emergere la versione più affettuosa, generosa e impavida di voi stessi -e cercatelo come se non ci fosse niente di più importante».

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b)Amareggiata

L’uomo col Megafono è un saggio pubblicato originariamente nella raccolta “Il megafono spento. Cronache da un mondo troppo rumoroso“, edito nel 2009 da Minimum Fax. L’amarezza che ho provato finendo di leggere questo saggio deriva dal fatto che le cose dette da Saunders nel 2009 non sono solo valide, sono validissime oggi, a quasi dieci anni di distanza. Il mondo non è cambiato, la retorica politica non è cambiata. Forse in peggio. Il suo obiettivo polemico è in particolare il discorso politico americano dopo l’11 settembre 2001, ma il tema è così valido ovunque nel mondo che potrebbe riferirsi a qualsiasi contesto, anche a quello italiano attuale. Serve a questo punto una citazione:

«Ad un certo punto entra un uomo col megafono. Non è l’ospite più intelligente della festa, né il più navigato, e nemmeno quello che si esprime meglio.

Però ha il megafono»

La caratteristica che distingue quest’uomo col megafono da tutti gli altri presenti all’ipotetica festa del mondo contemporaneo è proprio il fatto che lui abbia il megafono, e che quindi abbia la possibilità di alzare la voce. Riesce a farsi sentire e a imporsi su tutte le altre voci che partecipano alla festa non perché ciò che lui dice sia più vero, più onesto o più interessante rispetto a ciò di cui parla la folla; viene ascoltato da tutti perché più di tutti urla. Le sue parole condizionano quelle degli altri, i suoi discorsi plasmano i discorsi di tutti i presenti. L’uomo col megafono ha imposto un tetto massimo di intelligenza alla festa.

La polemica è rivolta ovviamente ai media (giornali, televisione e in generale a chiunque produca informazione politicamente o culturalmente rilevante. E comunque non tutti i media, non tutte le testate giornalistiche) che negli anni ha fatto valere una logica di tipo redditizio sulla qualità della news offerta. Questo significa che davanti ad una notizia non ci si chiede più se essa possa costituire un’informazione valida da trasmettere al mondo, ma piuttosto se farà colpo, se avrà successo, se sarà condivisa dal più alto numero di utenti possibili. La parte in corsivo Saunders non la dice perché il saggio è del 2009, ma leggendolo l’ho trovato talmente attuale che mi è sembrato necessario l’aggiornamento.

Leggere questo contributo mi ha fatto venire la stessa gastrite di quando vedo i servizi di Presa Diretta. Utile, mi porta ad avere una consapevolezza maggiore di ciò che mi succede intorno, ma prima di andare a letto penso mi prenderò una bustina di Gaviscon.

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c)Estremamente curiosa

La terza parte di questo libretto (70 pagine in tutto ma potrei andare avanti a parlarne per ore) è costituito da un’intervista a Saunders nella quale l’autore si racconta. Della fama arrivata tardi, della necessità di coltivare la gentilezza (e dell’influenza in questo senso della sua fede buddhista), degli aspetti positivi e negativi dei social network. Della sua preferenza nello scrivere racconti, senza però escludere, un giorno, di scrivere romanzi – e infatti nel 2017 è uscito per Feltrinelli Lincoln nel bardo-.

«C’è un concetto buddhista molto bello: non si può coprire di tappeti tutto il pianeta, ma si possono indossare scarpe morbide. E cioè: se uno tiene in buone condizioni la propria mente, cresce anche la sua capacità di cambiare il mondo: si prendono decisioni migliori, si è più accurati e meno propensi a reazioni isteriche, si scelgono battaglie giuste in cui impegnarsi…».

Io vi consiglio veramente di leggere questo Elogio della gentilezza di George Saunders. Cinque euro, settanta pagine e tanta saggezza.

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